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La Casa delle Borracce di M. Pastonesi

La casa delle borracce

di Marco Pastonesi

Una borraccia di Coppi, Bianchi, celeste, una borraccia di Martini, Welter, violacea, poi borracce dagli anni Sessanta a oggi. Sacchette dei rifornimenti, manifestini di riunioni tipo pista, berrettini, corridori come soldatini.

 

Marcello Murgia è atterrato a Pavullo. Con la scusa della Settimana internazionale Coppi e Bartali, il quarto giorno partenza e arrivo a Pavullo, una piccola ma significativa selezione delle rarità ciclistiche di Murgia sono ospitate in una sala del Palazzo Ducale grazie all’intercessione di Leo Lo Russo, consigliere comunale delegato allo Sport e alla Cultura.

La cerimonia di inaugurazione è stata semplice, così come è semplice questo mondo: eppure c’erano Alfredo Martini, Paolo Bettini e Marino Vigna, Alfredo da gregario a presidente onorario della Federciclo, Paolo da gregario a commissario tecnico della Nazionale italiana, e Marino da olimpionico (Roma 1960) a direttore sportivo di Eddy Merckx fino a responsabile delle Bianchi reparto corsa. Saluti, ringraziamenti, auguri. Prove di complicità.

Murgia raccoglie pezzi di ciclismo forse pensando a suo padre, che correva, che era innamorato della bicicletta e del suo mondo. E siccome questa passione è contagiosa, ecco come ha accumulato cinquemila borracce, e strada facendo anche migliaia di altre memorabilia. La collezione sta cacciando di casa Murgia e signora: la novità è che presto traslocherà in Sardegna, la terra dei Murgia, ospitata a Mandas. Già che c’è, Marcello mollerà i pavimenti in legno, e tornerà a respirare l’aria di casa.

La mostra – si chiama “L’acqua santa” – è un tuffo nel passato, è una doccia di ricordi, è un bagno di umanità, è un sorso di allegria, è un brindisi di curiosità. Ed è un’enciclopedia di storie: dal cucchiaio di acqua, perdi più calda, sopravvissuta nella borraccia offerta da Martini a Fausto Coppi nel Tour 1952, fino alle borracce di acqua fresca che Nunzio Pellicciari, l’unico vero gregario di Romeo Venturelli, allungava a Jacques Anquetil ma soltanto a pagamento.

La borraccia è un simbolo, un’icona, un crocefisso, è il senso della fatica, del sacrificio, della cotta, è una medicina, una panacea, un pronto soccorso, è acqua, è vita, è sopravvivenza.

Per dare un’occhiata a “L’acqua santa” (la mostra dura fino al 29 aprile) ci vogliono cinque minuti, per goderla cinque ore non bastano. Ma sapere che la mostra delle borracce c’è, e che c’è anche uno come Marcello Murgia, è un bell’aiuto per pedalare e tirare. Avanti.

 

 

 

 

 

 
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