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QUARTETTO D'ORO

I RE DEI VELODROMI di Fiorenzo Mangano 

Vigna, Vallotto, Testa, Arienti  Il Quartetto d’oro di Roma 1960

Mi ricorderò per sempre di quell’estate romana del 1960, di quelle Olimpiadi da sogno, di Berruti, di Abebe Bikila, di Raimondo D’Inzeo e di quattro ragazzi in maglia azzurra che sulla pista in legno del velodromo olimpico seppero entrare nella leggenda sportiva.

  Vigna, Vallotto, Testa e Arienti erano i loro nomi, nomi da dire in un fiato, come se fossero uno solo. In un fiato solo, questi ragazzi avevano corso quei 4 km verso la gloria, in una calda, torrida serata, in cui il ponentino si era dimenticato di portare un po’ di refrigerio su quella Roma incantata.

Specialità difficile, tecnica, complessa, quella dell’inseguimento a squadre, i particolari sono decisivi, specialmente nella danza dei cambi, dove un corridore, dopo aver condotto, si porta in alto alla pista per far passare i compagni per poi scendere sulla ruota dell’ultimo. Ci vuole affiatamento, sintonia e Guido Costa, il “santone” della nostra pista, era un vero maestro nell’insegnare questa specialità. Dopo aver selezionato per le Olimpiadi quattro ragazzi: 2 Veneti (Vallotto e Testa) e 2 Lombardi (Vigna e Arienti), figli cioè delle migliori scuole italiane della pista, li aveva portati in lunghi ritiri per amalgamarli e affinarne l’intesa tecnica. I nostri alloggiarono in un convento alle Frattocchie, località sui colli Albani. Gli ultimi allenamenti erano stati confortanti, i quattro giovanotti erano parsi tonici ed in grande condizione di forma. La fiducia nel nostro clan di certo non mancava al momento di scendere in pista per le qualificazioni che furono superate senza affanni e con il miglior tempo.

I nostri spesero però più del previsto nella semifinale contro i sovietici che, trascinati dall’ottimo Moskvin, corridore di talento, costrinsero gli azzurri a stampare un gran tempo (4’28”88 record del mondo!) per vincere. Nell’altra semifinale, i tedeschi si erano imposti a sorpresa sui “galletti” di Francia del campione del mondo Delattre, dopo una corsa sempre al comando.

Si era così arrivati all’atto conclusivo, all’attesissima finale. La tensione era palpabile nell’aria romana, i nostri ragazzi si erano riscaldati in silenzio, sotto gli occhi paterni e vigili di Guido Costa, che aveva dato loro ordine di correre sul tempo, senza badare più di quel tanto alla presumibile partenza veloce dei tedeschi. Aveva anche raccomandato a Testa, il più in forma, di non strafare nelle tirate per evitare squilibri di formazione. Agli altri aveva detto: ”Curate molto la posizione in bici e la fase di cambio”.

Quando il giudice chiamò i quartetti alla partenza, gli spalti dell’Olimpico erano gremiti all’inverosimile (oltre ventimila spettatori!)... Al colpo di pistola, come previsto, i tedeschi Kholer, Barleben, Klieme e Groning partirono fortissimo e in breve si portarono in avanti di una ventina di metri. Sembravano dominare, i biondi e possenti teutonici, ma i nostri non si scomposero e, al quarto giro, iniziarono lentamente a risalire. Erano belli da vedere, molto uniti e puliti nei cambi. Al quinto giro si erano portati praticamente alla pari, i tedeschi sembravano in affanno e quando i nostri intensificarono il ritmo si disunirono e pian piano si spensero. L’urlo “ITALIA! ITALIA!” si alzava nel cielo dell’Eur. Franco Testa, in rettilineo, dava “trenate” impressionanti e gli azzurri passarono in testa; il vantaggio divenne vistoso, incolmabile. I nostri quattro dettero anche di più di quello che avevano e il finale si tinse di azzurro… Vinsero con le braccia al cielo, i tedeschi finirono a quasi 5 secondi!

Poi il podio, le bianche maglie con i 5 cerchi di Olimpia, le medaglie, l’inno di Mameli cantato da ventimila voci di gente felice e orgogliosa di quei quattro meravigliosi ragazzi.

Quella gran gente si riversò poi in città: si cantò, si ballò e si brindò fino a tardi a piazza di Spagna. In via Veneto, la “dolce vita” regnava ancora sovrana. Magie di un’indimenticabile estate romana...

 

-    Le Schede -

 

VIGNA MARINO

Nato il 6 Novembre del 1938 a Milano. E’ sulla pista del Vigorelli che mosse i primi passi ciclistici. Quella pista gli dette  il colpo di pedale e lo spunto veloce, che gli consentiranno poi, nella sua carriera, di prendersi grosse soddisfazioni, anche nelle corse su strada.

Olimpionico a Roma nel 1960, sempre nell’inseguimento a squadre fu anche campione italiano nel 1958 e 1960, con il quartetto lombardo. Fra i “puri” fu il 1960 la sua stagione più bella: vinse infatti corse importanti come la Milano-Tortona e la Coppa d’Inverno. A fine stagione vinse anche il trofeo Baracchi dei dilettanti, accoppiato a “Pep”Fezzardi. I due ottennero un tempo addirittura migliore di Ronchini e Venturelli, vincitori nella categoria professionisti. Divenne “prof” nel 1961 in maglia Philco. Pagò lo scotto del noviziato e nelle prime 2 stagioni i risultati furono piuttosto modesti anche se non mancarono piazzamenti.. Nel 1963 approdò alla Legnano di Pavesi e vinse la tappa di Cremona al giro d’Italia. Il 1964 fu forse la stagione migliore: in maglia Gazzola, vinse infatti la Tre Valli Varesine, la tappa di Losanna del giro di Romandia e il GP Camucia. Nel 1965 passò alla Ignis, vincendo il trofeo Laigueglia. Vinse poi nel 1966 in maglia Vittadello la Milano-Torino.Corse fino al 1967.

Personaggio cortese e dai modi gentili, rimase poi nel ciclismo come direttore sportivo della Faema di Eddy Merckx. Fu poi commissario tecnico della pista e coprì importanti incarichi federali.  

 

TESTA FRANCO

Nato il 7 Febbraio del 1938 a Codoneghe di Padova, mosse i primi passi del ciclismo con i colori del g.s. Mogliano, continuando poi la carriera tra i “puri” con la Trevigiani e la leggendaria Ciclisti Padovani. Grande specialista dell’inseguimento individuale, corridore di classe, fu ben 4 volte campione italiano dei dilettanti, dal 1960 al 1963. Nell’inseguimento a squadre, oltre all’oro di Roma, fu anche argento alle Olimpiadi di Tokio con Mantovani, Rancati e Roncaglia. Nella stessa specialità, fu anche oro ai giochi del Mediterraneo del 1959 (Beirut) e 1963 (Napoli). Atleta capace di correre sul passo e dotato di resistenza, ottenne ottimi risultati anche nelle cronometro a squadre, dove con il Veneto vinse 3 volte la coppa Italia (1960-’61-’64).

Professionista nel 1965 con i colori della F.B.E. di Tano Belloni, ebbe una buona annata. Fu secondo di Faggin ai campionati italiani di Milano e fu azzurro a San Sebastiano nell’inseguimento. A fine stagione capì però di non poter vivere con i guadagni della pista e preferì lasciar perdere. Aprì una macelleria a Mogliano Veneto, dove tutt’oggi vive.

 

ARIENTI LUIGI

Nato il 6 Gennaio 1937 nel quartiere San Carlo di quella Desio che seppe dare i natali a Papa Ratti (Pio XI). Iniziò a correre con i colori della Salus di Seregno, passando poi al pedale Cambiaghese di Ernesto Colnago. Grande passista, corridore capace di spingere rapporti e dotato di spunto veloce,  buon stradista,anche vincente tra le categorie minori. Costa lo notò ad una corsa e, ospitandolo per 40 giorni nella sua casa di Monte Mario, lo impostò come pistard.

Oltre alle Olimpiadi Romane, sempre nell’inseguimento a squadre, vinse i giochi del Mediterraneo del 1959 a Beirut, con Simonigh, Testa e Vallotto.

Professionista dal 1961 con la Molteni, seppe portare a termine il Giro d’Italia dello stesso anno. Corse sino al 1972, portando i colori di squadre impostanti come IGNIS, Vittadello, Casagrande e GBC.

Come stradista, ottenne quattro vittorie nei criterium di Breuking, Vettingen, Closen (Svizzera) e Martinengo.

Fu più volte protagonista della 6 Giorni di Milano dove,non mancò di dare spettacolo con la sua generosa aggressività agonistica.

 

VALLOTTO MARIO

“Era un bravo ragazzo, un compagno ideale, un amico vero.Fu lui a segnalarmi a Severino Rigoni, quando passai alla Padovani. Il destino fu ingrato con lui, lo ricorderò sempre con affetto” Così Franco Testa, il compagno di tante battaglie sportive, parla non senza commozione di Mario Vallotto.

Mario Vallotto era nato il 18 Novembre 1933 a Mirano. Inizio la sua carriera con la Coin di Mestre, poi all’U.C. Vittorio Veneto, quindi alla Ciclisti Padovani. Grande passista, ottimo stilista e inseguitore di qualità, nel 1959 fu secondo al mondiale di Amsterdam, battuto dal in finale dal  fenomenale Rudi Altig.

Specialista dell’inseguimento a squadre, oltre all’oro romano si aggiudicò anche i Giochi del Mediterraneo di Beirut 1959. Per lui non mancarono le soddisfazioni anche su strada: tra l’altro, nel 1958, fu primo al G.P. Industria e commercio di San Vendemiano.

Nel 1961, fu professionista con la VOV, ma non riuscì ad ottenere risultati importanti.

La sua vita fu breve, troppo breve, il cielo lo prese con se il 22 Aprile 1966 a soli 33 anni.

Ora riposa nel Cimitero di  Santa Maria di Sala (Venezia) accanto a Toni Bevilacqua.

 
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