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Pino Cerami di G. Petrantoni

  CERAMI :

 LA GLORIA GIUNGE ALL'ORA DEL TRAMONTO

Tra i corridori che maggiormente hanno acceso la mia fantasia, oltre naturalmente a quelli che hanno compiuto imprese leggendarie, un posto in prima fila lo occupano i corridori longevi, ciclisticamente parlando.

  Non sto qui a fare l'elenco o la cronistoria dei campioni che verso i quarant'anni vincevano ancora o ottenevano brillanti piazzamenti, mi limito soltanto a citarne alcuni:  Gerrit Schulte, l'olandese volante, che, superati i quarant'anni vinceva ancora circuiti e in pista;  Rik Van  Steenbergen grandissimo velocista (e non solo velocista) dell'epoca di Coppi; Aldo Moser, che vinceva poco perchè non era veloce, ma che arrivava quasi sempre con i primi e che a trentotto anni indossò la maglia rosa al Giro d'Italia per alcuni giorni; Raymond Poulidor, sempre protagonista ai grandi appuntamenti e che, in alcune circostanze, superando se stesso, riuscì a battere nientemeno che Merckx, molto più giovane di lui; Ferdinand Bracke che a trentasette anni vinceva la  tappa a cronometro di un Tour de France che si stava avviando alla conclusione; Angelo Conterno, detto “Penna Bianca”, che riuscì a vincere molte corse anche da “anziano,”

pur non possedendo doti fuori del comune e in fine Jop Zoetemelk, vincitore, tra le altre corse, di un Campionato Mondiale in tarda età.

          Ho lasciato per ultimo, di proposito, Pino Cerami, perchè è di lui che oggi vogliamo parlare. Pino Cerami è quel corridore, anzi, quel campione che verso la fine della sua carriera è riuscito a vincere alcune delle più importanti classiche del Nord :

nel 1960, a trentotto anni, ha scritto il suo nome nel libro d'oro della Parigi-Roubaix,

della Freccia Vallone e ha conquistato il terzo posto al “Mondiale” del Sachsenring in Germania, quello vinto da Rik Van Looy: un terzo posto che riveste un valore eccezionale, se si considera che Cerami, che faceva parte della squadra nazionale belga, tirò la volata al suo illustre capitano (capitano, anche se solo per quel giorno),        ma poi, a duecento metri dall'arrivo, una volta spianata la strada al grande Rik, anziché rialzarsi, come avviene quasi sempre in questi casi, trovò ancora le energie per mantenere la terza posizione. Secondo fu Darrigade, campione del mondo uscente.  Rik Van Looy, André Darrigade, Pino Cerami: tre corridori appartenenti, a pieno titolo, alla nobiltà del ciclismo degli anni cinquanta e sessanta.                                           Nel 1961 (a 39 anni) vince la Parigi-Bruxelles  e la   Freccia del Brabante,                                                                         

 e nel 1963, a quarantun anni, una tappa al Tour de France! Senza contare, sempre nel 1963, altre due vittorie in due circuiti e quattro secondi posti in corse come la Liegi-Bastogne-Liegi, il “Gran Premio Stan Ockers” il Week-end delle Ardenne e il “Gran Premio d'Orchies. Scusate se è poco!

Naturalmente sono state citate soltanto le sue vittorie più importanti nelle corse-monumento, le corse che fanno la storia del ciclismo, ma Pino Cerami, nella sua lunga carriera ha vinto numerose altre corse. Anche nelle stagioni meno brillanti è sempre riuscito a riportare qualche vittoria, come pure numerosi piazzamenti, sia nei circuiti, sia nelle corse in linea, come pure nelle corse a tappe.

Il suo nome figura ottimamente piazzato negli ordini d'arrivo di tutte le classiche nazionali e internazionali, dal Giro delle Fiandre alla Parigi-Roubaix, dalla Freccia Vallone alla Het Volk, dalla Gand-Wevelgem al Giro del Brabante, dal Giro del Limburgo alla Liegi-Bastogne-Liegi, dalla Milano-Sanremo  al Giro di Lombardia.

Nel 1957 e nel 1958 giunge, rispettivamente ottavo e settimo alla Bordeaux-Parigi, la famosa  Gran Fondo di 650 chilometri, che si correva metà in linea e metà dietro derny.

Cinque le sue partecipazioni al Tour de France:  nel '49 viene inserito nella squadra dei cadetti con Fiorenzo Magni, ma a causa di un incidente meccanico durante una delle prime tappe, perde molti minuti; dopo un lungo ed estenuante inseguimento riesce a raggiungere un gruppetto che lo precedeva,  ma Cerami e compagni non riescono a giungere al traguardo in tempo massimo e vengono quindi esclusi dalla corsa.

Nel 1957, con i colori della squadra nazionale belga, pochi mesi dopo aver ottenuto la cittadinanza belga, partecipa al Tour e si classifica trentacinquesimo. Nel '58 invece si ritira nel corso della ventunesima tappa; nel '62 termina ottantunesimo e nel '63, a quarantun anni, vince la nona tappa, quella che si concludeva a Pau, anticipando Darrigade e altri velocisti: una vittoria strepitosa!

Tre le sue partecipazioni al Giro: nel 1949, ingaggiato dalla “Ganna”, vi partecipa per la prima volta. Quell'anno Magni è assente.

Il Giro parte da Palermo e la prima tappa si conclude a Catania : Cerami nella sua terra natale ci tiene a fare bella figura, ma purtroppo, una banale influenza contratta sulla nave durante la traversata da Genova a Palermo, lo mette in ginocchio e di conseguenza il suo rendimento ne risente. Ciò nonostante termina il Giro in ventiquattresima posizione. Parteciperà altre due volte al Giro, nel '50 e nel '56, ma con poca fortuna. Nel '56, nella tremenda bufera del monte Bondone, si ritira assieme a buona parte dei concorrenti, assiderati dal freddo.

Al Giro della Svizzera si classifica 4° nel 1952 e 10° nel '53; nel 1958 è secondo nel Giro di Romandia e nel 1959 è terzo nel Giro del Lussemburgo.

Al Giro d'Europa del 1954  ottiene tre vittorie di tappa e termina questa corsa in undicesima posizione.

Informiamo chi fosse amante dei libri d'oro e delle curiosità, che il Giro d'Europa, per il quale gli organizzatori possiamo immaginare sognassero un grande avvenire, non ebbe fortuna, infatti fu organizzato ancora due anni dopo, nel 1956, ma dopo non ebbe seguito.

Nell'edizione del 1954, la vittoria finale andò a Primo Volpi, mentre nel 1956,  la vittoria andò a Roger Riviere, che stava diventando una stella di prima grandezza nel firmamento ciclistico internazionale.

Nel 1957 vince il Giro del Belgio, dominandolo dalla prima all'ultima tappa, ma anche nelle altre partecipazioni ottiene brillanti piazzamenti: una volta 3°, una volta 5°, tre volte settimo, una volta 9°.  

Nel 1960, al termine di una stagione memorabile, dove vince la Parigi-Roubaix, la

 Freccia Vallone, la Ruota d'Oro, si classifica terzo al mondiale e ottiene numerosi

 piazzamenti nelle primissime posizioni in altre corse importanti, Cerami è secondo dietro a Graczyk nella graduatoria del Super Prestige, una sorta di Campionato mondiale a punti che teneva conto dei risultati ottenuti durante l'anno nelle corse più importanti. Non sempre chi vince il Campionato  mondiale è il corridore più forte e più meritevole, mentre invece il Super Prestige era (adesso non c'è più) il vero barometro dell'annata ciclistica.

In pratica Cerami, le sue vittorie più importanti le ha ottenute dai trentotto ai quarantun anni, gli ultimi quattro anni della sua carriera: andare forte a quell'età, quando gli altri corridori hanno già concluso le loro pur dignitose e onorevoli carriere, significa molte cose, ma principalmente aver gestito mirabilmente le proprie risorse fisiche, aver condotto una vita veramente da atleta, grande passione, entusiasmo e serietà esemplare.

Ha corso per la “Peugeot” ininterrottamente, da quando passò professionista, sino al termine della sua carriera, ad eccezione di qualche breve, temporanea “fuoriuscita” in occasione delle grandi corse a tappe, perchè allora era permessa la doppia appartenenza, la quale funzionava così: se ad esempio una squadra francese aveva deciso di non partecipare al Giro d'Italia, mentre i suoi corridori avrebbero voluto parteciparvi, poteva dare loro il permesso di correre, praticamente in prestito, per una squadra italiana,come avvenne per Cerami nel '49, che corse il Giro per la “Ganna”; nel '50 corse per la “Guerra”, mentre invece nel '56, sempre al Giro, venne incorporato nella “Eldorado-Elvè”, capitanata da Jean Brankart, grande rivelazione del Tour 1955.

Grazie ai risultati ottenuti, ha quasi sempre avuto la possibilità di fare la sua corsa, nonostante abbia avuto come compagni di squadra, corridori come Stan Ockers e Rik Van Steenbergen. Certo, con un velocista come Van Steenbergen, in qualche occasione, negli arrivi in volata, dovette favorire il compagno di squadra, che aveva molte possibilità di vittoria.

Ma che tipo di corridore è stato Pino Cerami, quali erano le sue caratteristiche? 

Era un velocista o un passista veloce?  Non era un velocista, ma certamente un corridore completo che andava forte dappertutto. Un corridore di fondo che andava molto forte in pianura e in salita e, avendo nelle gambe i cinquanta all'ora negli ultimi chilometri, tante volte anticipava i velocisti. Quindi lo si potrebbe definire un corridore che aveva la sua stoccata vincente sopratutto nelle corse in linea, grazie alle sue spiccate doti di “finisseur.”

Conclusa la carriera di corridore ciclista, Pino Cerami intraprese l'attività di rappresentante della “Peugeot”, (chi meglio di lui poteva rappresentare la casa francese?) e condusse assieme alla moglie, un negozio di biciclette fino al 1985, dove trattava non soltanto le “Peugeot”, ma anche due marche di biciclette italiane, la “Colnago”, che non ha bisogno di presentazione e la “Guerciotti” specializzata nel ciclocross.

Affascinato dalla storia di questo corridore, che giovanissimo dovette superare enormi difficoltà, prima fra tutte la perdita del padre, morto in giovane età, e che a trentotto anni si scoprì campione, centrando una serie di  vittorie, una sola delle quali basterebbe a rendere splendente tutta una carriera, nacque in me il desiderio di conoscerlo personalmente, solo che il Belgio non è a due passi da Genova.......

Decisi comunque di andarlo a trovare: avevo a lungo accarezzato il sogno di un viaggio in Irlanda e allora pensai di cogliere l'occasione per realizzare quel viaggio e al ritorno, una volta sbarcato a Calais, prendere la via del Belgio. Prima di partire per l'Irlanda, gli scrissi una lettera nella quale gli esprimevo la mia stima e il mio apprezzamento per la sua lunga e splendida carriera e il mio desiderio di conoscerlo personalmente. Che un suo connazionale, dopo tanti anni dalla conclusione della sua carriera, si ricordasse ancora di lui, non poteva non fargli piacere. Decisi dunque di partire senza aspettare la risposta, convinto che mi avrebbe accolto volentieri e infatti così fu.

Il viaggio, nel quale mi faceva compagnia mia moglie, fu molto avventuroso e pieno di imprevisti. Due per tutti: essendo in corso i Mondiali di Calcio (era il 1998), non fu possibile trovare in Francia una camera d'albergo, sicchè da Calais dovemmo proseguire per Charleroi senza poter dormire. L'altro imprevisto fu il numero di telefono – quello che avevo corrispondeva a  Pino Cerami, ma si trattava di un suo nipote che porta il suo stesso nome. Superati tutti gli intoppi, e i contrattempi, riuscimmo a raggiungere, sia pure con un bel po' di ritardo, Gerpinnes, una località che si trova sulle alture di Quillet, alla periferia di Charleroi. Pino Cerami era seduto su un muretto, che ci stava aspettando. Come lo vidi ancora da distante, lo riconobbi subito, anche se di persona non l'avevo mai visto.

L'incontro fu molto cordiale: ci fece entrare in casa e ci presentò la moglie, una signora molto gentile e discreta: Monsieur Pino e Madame Claire si erano sposati nel 1951 e dal loro matrimonio sono nate due figlie, Annie e Corinne. Ci fecero sedere a tavola per il pranzo. Si parlò di tante cose, gli feci delle domande, mi feci raccontare delle sue vittorie e lui acconsentì volentieri.

Pino Cerami è un signore molto cordiale e simpatico, che, pur essendo stato un campione, non ti guarda dall'alto in basso. Insomma, è una persona con la quale si sta bene assieme.

Monsieur Pino Cerami in Belgio (come del resto anche dalle altre parti) è molto apprezzato e in occasione delle corse importanti, viene invitato dalla televisione belga di espressione francese, assieme a Merckx e a Bracke per i commenti e per le previsioni.

Nel 1997 l'allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro decise di premiare, con un riconoscimento ufficiale, gli italiani emigrati all'estero, che in qualche modo si erano distinti e avevano onorato l'Italia. Tra quelli che avevano avuto questo riconoscimento, c'era anche Pino Cerami, che ne fu molto orgoglioso.

Perchè anche se vive in Belgio, dove è ben sistemato, l'Italia l'ha sempre nel cuore.

L'aver dovuto emigrare, aver dovuto lasciare la propria terra, dev'essere stato molto doloroso per la famiglia Cerami, ma quasi certamente questo evento è stato per Pino l'occasione per diventare un corridore ciclista e poi un campione. Da un male si può dire che sia nato un bene, perchè la Sicilia di allora non era l'ambiente più favorevole

per un ciclista: c'era tanta miseria, poche corse, mentre in Belgio ci sono molte corse

(anche se ora un po' meno), molte società, molta passione e competenza non solo da

parte degli “addetti ai lavori”, ma anche da parte di quelli che seguono il ciclismo come semplici appassionati.  Il Belgio è l'Università del ciclismo, e quindi, per un giovane che abbia delle doti, quello è l'ambiente ideale perchè possa maturare ed emergere.

Cerami non ha mai dimenticato le sue origini, le fatiche e i sacrifici sostenuti dal padre, morto, come s'è detto, quando Pino aveva ventun anni. Ancora oggi conserva, quasi con venerazione, la lanterna da minatore del padre.     Anche la sua vita è stata segnata dalle fatiche del duro mestiere del pedalatore e anche se poi quelle fatiche gli hanno procurato onori e soddisfazioni, Cerami sa bene che la vita non regala niente a nessuno; per questo non condivide la mentalità della maggior parte dei giovani d'oggi,  più propensi a scansare le fatiche che a sottoporvisi: “Io piangevo quando non andavo al Tour – adesso i giovani corridori piangono quando devono andare al Tour”.

Al giorno d'oggi tutto è più esasperato e i corridori hanno molte più possibilità per smaltire in fretta le tossine della fatica, ma ai suoi tempi non era così : “A volte succedeva” -  raccontava Monsieur Pino - “che a farmi i massaggi fossero in due, mio fratello e mia moglie – mia moglie mi massaggiava una gamba e mio fratello mi massaggiava l'altra”.

Eppure questo signore non è stato un corridore da poco. Solo un campione può vantare vittorie in corse come la Parigi-Roubaix, la Parigi-Bruxelles, la Freccia Vallone, una tappa al Tour de France........

Al giorno d'oggi un corridore che potesse vantare vittorie del genere, potrebbe pretendere un contratto dalle cifre elevatissime, invece ai tempi di Cerami tutto era più contenuto e anche i campioni guadagnavano molto meno dei campioni di oggi.

I corridori di allora erano più ruspanti, sicuramente meno tecnologici, ma nel ciclismo c'era ancora un po' di poesia, poesia che ai giorni nostri non c'è più.

Non sempre le favole hanno un lieto fine: la carriera di Cerami invece è paragonabile ad una stupenda fiaba dove il nostro eroe ha dipinto di rosa il suo meraviglioso tramonto........

Il lieto fine però non è giunto per caso, ma è stato conquistato a prezzo di duri sacrifici, quindi con pieno merito. Tanto di cappello a Pino Cerami!

Monsieur Pino ha diversi nipoti, quattro sono figli delle due figlie, gli altri sono figli dei figli dei suoi fratelli. Alcuni c'erano, altri non erano ancora nati o erano troppo piccoli quando vinceva le grandi corse. Crescendo, sicuramente avranno chiesto o chiederanno al celebre zio di raccontare le sue imprese. Pino Cerami, che è molto legato ai suoi nipoti, sicuramente li accontenterà e si potrà anche permettere qualche piccolo peccato d'orgoglio.

                                                                 

                                                                  Gerardo Petrantoni       

 

 
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