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Mario Maino di Flavio Scalcon

 

MARIO MAINO

Mario Maino nasce a Novoledo di Villaverla il 8-10-1940, la sua non è certo una famiglia ricca ,ben presto e’costretto per contribuire al fabbisogno famigliare ad inforcare una vecchia bici ,e fare su e giù da Vicenza per lavorare.La domenica poi ,dopo la messa ,con il fratello e un cugino corridori ,via per il Costo verso l’altopiano di Asiago, o verso Recoaro, sempre con la sua bici normale a tenere testa ai due rivali ,loro con la bici da corsa.

  Il problema era che non lo staccavano mai ,anzi il più delle volte era Mario a doverli aspettare.Il cugino che neaveva intuito le qualità gli presta la sua bici e lo porta al V.C.Schio, il d.s. e Bepi Zanin mitico meccanico della Molteni ,e in seguito di Eddy Mercks. Alla seconda corsa, la Bassano Camposolagna,si piazza al secondo posto alle spalle di Guido de Rosso impressionando il suo d.s.e soprattutto se stesso,al punto che ancora adesso,dopo tanti anni e tanti successi di assoluto prestigio,e il risultato che ricorda con maggiore soddisfazione.Rimane con lo Schio fino ai dilettanti raggranellando una quindicina di successi quasi tutti per distacco. Passa di categoria con Lo Staro dove non trova l’ambiente ideale,troppa pressione,al punto che a fine stagione e deciso ,vuole smettere. Poi spronato dal solito cugino, prende il via ad una cronometro, Riva del Garda è la localita di partenza.senza una Preparazione specifica si piazza al secondo posto davanti a corridori molto più blasonati di lui. Quel risultato lo fa notare a quella vecchia volpe di Severino Rigoni della Padovani che lo porta a vestire la mitica maglia bianco verde. Nel 1961 e un altro corridore vince a Col S.Martino il trofeo Piva,a Treviso il g.p.Frendo, risultati che lo portano nel giro azzurro del commissario tecnico Elio Rimedio. Nel 1962 vince i mondiali nella cronoa squadre di Roncadelle con Zandegu’ Grassi e Taglini.Giunge 2° al Tour de l’Avenir che avrebbe fatto suo senza gli abbuoni.Vince il g.p.m. Di assoluto prestigio il podio 1°Gomez del Moral e 3°Jan Jansen.Il 1963 lo vede vincere a Parigi il g. p. Parisien Liberee a cronometro, è 1°alla cronosquadre dei Giochi del Mediterraneo, 2°nella prova su strada battuto da un Francese,2°nella cronosquadre ai mondiali di Herentals,si piazza al 3°posto anche ai campionati Italiani su strada. Severino Rigoni le aveva cambiato la vita insegnandoli cosa era il sacrificio facendolo diventare un corridore. Nel 1964 passa professionista con la Cynar, prende parte al Giro d’Italia, nella tappa Roma Montepulciano si piazza al 2°posto alle spalle di Nino Defilippis dopo una lunga fuga. Termina 49°in classifica. Si piazza in altre occasioni ottenendo ottimi risultati. Negli anni 1965-66 approda alla Bianchi,partecipa al Giro del 65 che termina all’ospedale di Novi Ligure per una caduta. Nel 66 giunge 28°.Nel 1967 è alla Max Mejer, costretto al via del Giro nonostante la non perfetta salute, si deve ritirare stanco fisicamente e nauseato dall’ambiente, alla fine ad appena 27 anni decide di dare l’addio al ciclismo. Solo il 1°anno alla Cynar aveva trovato un d.s.Vasco Bergamaschi, che al pari di Severino Rigoni era attento sopratuttoal lato umano. Intrapprende la professione di albergatore nel piccolo albergo della moglie Nives.Adesso si gode la pensione andando sempre in bici, e accudendo l’orto contornato dall’affetto dei suoi 7 nipotini. Autentico esempio di modestia , non ama parlare del suo passato di atleta ,al punto da non ricordare non solo i suoi risultati ma anche la nomina a cavaliere della Repubblica , e medaglia d’oro al valore atletico conferitagli dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

 
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