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Giuseppe Olmo di G. Petrantoni

 GIUSEPPE OLMO, IL CORRIDORE

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sono pochissimi i corridori del grande ciclismo che, una volta conclusasi la parabola della loro carriera, hanno intrapreso l'attività di costruttori di biciclette. Non deve trarre in inganno il fatto che alcuni campioni, ad un certo punto della loro carriera, allo scopo di sfruttare la loro popolarità, abbiano dato il loro nome a costruttori già operanti da tempo nel settore del ciclismo.

 

                      Bartali, Coppi, Anquetil, Bobet, correvano sì con biciclette che portavano il loro nome ( Bartali aveva anche la squadra), ma c'erano delle officine o delle fabbriche che le costruivano per loro: Santamaria di Novi Ligure faceva le “Bartali”, la Fiorelli le “Coppi”, Geminiani nel suo stabilimento di Clermont-Ferrand costruiva le biciclette per Anquetil e per i suoi compagni di squadra, e Bobet non sappiamo chi gliele facesse, ma sicuramente non aveva una fabbrica propria. Invece Pinarello, Merckx, Moser, Battaglin e Fondriest, una volta terminata l'attività agonistica, sono diventati degli industriali della bicicletta, apprezzati costruttori,  dalle loro officine escono dei veri e propri gioielli.

                    Ma non si diventa costruttori dall'oggi al domani, perchè le biciclette non sono cancelli in ferro battuto che si lavorano a suon di martellate, con i telai è indispensabile procedere con la massima precisione.   “Quanti telai ho buttato via all'inizio, quando stavo imparando il mestiere”, diceva Peloso, un rinomato artigiano di Alessandria. E il grande Eddy Merckx ha ammesso che non sarebbe mai riuscito a diventare l'apprezzato costruttore qual'è, se non avesse potuto usufruire dei consigli di De Rosa, che l'ha seguito nei primi passi della sua nuova avventura. E' impensabile che Merckx potesse mettere sul mercato biciclette “normali” - ognuna delle biciclette uscite dalla sua fabbrica, doveva essere un capolavoro, ma per ottenere risultati eccellenti,anche per Merckx, l'inizio non è stato privo di difficoltà.

                  Questo preambolo per cercare di meglio inquadrare la figura di Giuseppe Olmo da Celle Ligure, “Gepin” per gli amici, grande campione per quasi un decennio, dai primi anni '30 al '41, che in queste pagine vogliamo ricordare. Giuseppe Olmo, dopo aver corso e ottenuto brillanti e prestigiose vittorie, al termine della sua carriera, anzi, ancora prima di smettere, decise di restare nell'ambiente del ciclismo, impiantando una fabbrica di biciclette che naturalmente portasse il suo nome, dove profondere la sua passione, la sua competenza e la sua esperienza.

               “Gepin” Olmo fu scoperto da un ex corridore dell'epoca, un certo Giuseppe Olivieri, che aveva vinto numerose corse su strada, ma sopratutto su pista. Una volta smesso di correre, divenne massaggiatore.  Olivieri abitava a Varazze e la sua casa divenne un ritrovo per molti corridori, che vi andavano non soltanto per i massaggi ma anche per parlare di ciclismo.   Olivieri, che aveva notato la buona predisposizione di “Gepin” per la bicicletta, chiese ai genitori il permesso di poterlo guidare.  Dopo qualche comprensibile tentennamento, i genitori acconsentirono.

                Prima ancora di iniziare a correre, vinse una singolare sfida con un certo Soldi, amico di Girardengo, che si vantava di non aver rivali tra i dilettanti savonesi. Olmo accettò la sfida- al vincitore sarebbero toccate 50 lire come premio- giudici Olivieri e Girardengo.

              La sfida si svolse sul percorso Varazze-Voltri, di una ventina di chilometri: “Gepin” staccò Soldi già sui Piani d'Ivrea e arrivò a Voltri con qualche minuto di vantaggio sull'avversario, che                             

 

preferì proseguire la corsa piuttosto che subire l'umiliazione di trovarsi al cospetto dell'avversario e non saper cosa dire per giustificare la sconfitta.  Girardengo in persona, entusiasta del giovane Olmo, sborsò il premio pattuito ( allora 50 lire valevano qualcosa ) .

                   Il giovane “Gepin” anche grazie ai consigli del fido Olivieri, ebbe in seguito molto successo anche in pista, specialmente nell'inseguimento, ma anche nel mezzo fondo.

                   Si era nel 1927, in quegli anni la Liguria ciclistica viveva un momento di grande fermento: il 26 novembre a Genova veniva inaugurata una nuova pista ciclistica, la “Nafta”, e ogni domenica vi si svolgevano riunioni per tutte le categorie. La “Nafta”, che oggi si chiama “Carlini”, fu teatro delle prime sfide di “Gepin” con i migliori dilettanti di quel periodo.

                   Olmo, corridore dallo stile impeccabile, lo si può definire un passista veloce, un passista poderoso, che più di una volta, su salite dalle pendenze non troppo ripide, ha staccato fior di scalatori. Del resto “Gepin”, che era molto intelligente, confessò che preferiva farsi staccare, piuttosto che arrivare in cima alle salite senza più energie. Diceva che con una certa riserva di energie, si può ricuperare benissimo lo svantaggio in discesa, ma per andare forte in discesa ci vogliono i riflessi pronti. Del resto è risaputo che se uno scalatore e un passista arrivano entrambi molto stanchi ai piedi della salita, è facile che ha soccombere sia lo scalatore. I meno giovani ricorderanno quando Baldini staccò Gaul, eccelso scalatore,che era appena rientrato dopo un furioso inseguimento, nella tappa che si concludeva a Bosco chiesa nuova, del Giro del '57.

                   Le sue vittorie più importanti sono state due edizioni della Milano-Sanremo,  per la quale aveva una predilezione tutta particolare, anche perchè le sue qualità atletiche lo rendevano predisposto per fare cose egregie alla “classicissima “di primavera. Vinse quella del 1935 

 ( 2° Guerra )  e quella del 1938 ( 2° Favalli ).

                    Ma la sua impresa più fulgida, noi riteniamo sia stata la conquista del Record dell'ora, che è il record più prestigioso che esiste nel ciclismo. Fu un'impresa eccezionale : Giuseppe Olmo riuscì a percorrere in un'ora la distanza di chilometri 45,090.

                    Si era alla fine della stagione 1935, “Gepin” si sentiva ancora in forze e, sempre avvalendosi dei consigli del suo massaggiatore e factotum, che, come s'è detto, era stato anche un ottimo pistard, decise di scendere in pista per tentare la grande impresa. E in un grigio pomeriggio novembrino la grande impresa riuscì : Olmo spodestò il suo predecessore Richard, che due anni prima aveva stabilito il Record, superandolo di 313 metri.

 

                     La notizia fu subito diffusa in tutto il mondo con i mezzi di comunicazione allora a disposizione: per telefono, via telegrafo e via radio.

                     Tutti i tecnici del ciclismo sono concordi nel riconoscere che lo sforzo che tale record richiede è terrificante, il più tremendo al quale un corridore ciclista possa sottoporsi.

                     Nonostante lo sforzo sostenuto, il giorno dopo si presentò, in coppia con Bovet, al giro della Provincia di Milano, dove giunsero quinti.

                     Sicuramente l'aver frequentato la pista fin da quando era dilettante,gli ha apportato dei benefici: ha contribuito ad affinare il suo stile peraltro già ottimo, e a rendere più rotonda la sua pedalata.

                     Tutti quelli che sono riusciti ad iscrivere il loro nome nell'albo d'oro del Record dell'ora sono stati dei campioni : Coppi, Anquetil, Riviere, Bracke,Merckx, solo per citarne alcuni, dall'epoca di Olmo sino a Merckx. Dopo Merckx il record fu ancora superato e anche abbondantemente, ma le biciclette “strane” e la chimica “miracolosa” usate per quei tentativi, nonostante i controlli anti doping, hanno reso quei record assai discutibili, tanto che l' U.C.I. Decise che il Record dell'ora, per poter essere omologabile, doveva essere affrontato al livello del mare e con biciclette tradizionali.

                      Non riuscì a vincere il Giro d'Italia, anche se nel 1936 andò vicino alla vittoria, giungendo secondo con un ritardo di 2 minuti e 33” da Gino Bartali, ma in compenso vinse complessivamente, in tutte le sue partecipazioni, ben venti tappe, la maggior parte delle quali in volata su gruppi ristretti. Le sue erano vittorie di potenza; vinceva più per la potenza del passista    

 

 che per lo scatto del velocista.  Essendo veloce, avrebbe potuto aspettare le volate, invece tante volte tentava imprese solitarie, che spesso andavano a buon fine.

                     Ecco i risultati delle altre partecipazioni al Giro: nel '33, al suo primo giro giunse 18°.

Quell'anno vinse Binda: fu quella la sua quinta e ultima vittoria al Giro. Giunse 4° nel  '34 a 5'39” da Guerra; 3° nel  '35, nel Giro vinto da Bergamaschi; di quello del  '36, come abbiamo già detto, fu

secondo-ritirato nel '37, nel '38 non prese parte al Giro d'Italia, perchè ormai i suoi interessi erano già orientati verso il nuovo stabilimento che stava per sorgere a Celle, dove avrebbe iniziato la sua nuova

attività di imprenditore: una fabbrica di biciclette che naturalmente porterà il suo nome.

                     Prima di riprendere l'argomento riguardante Olmo imprenditore, sarà bene dire quello

che c'è ancora da dire di importante su Olmo corridore: la sua carriera non fu molto lunga, iniziò

col giro di Lombardia del 1932, che praticamente chiudeva la stagione agonistica, come del resto

avviene ancora oggi, e terminò con la “Sanremo” del 1941, dove giunto a Celle, si fermò, si tolse il numero, dando così un mesto addio al ciclismo; però già nel  '38 la sua attività su strada si stava avviando alla conclusione – pochi allenamenti e poche corse, mentre l'attività su pista continuerà ancora intensa

con le “Sei Giorni”, sino al 1941.

                     Non partecipò mai al Tour de France: non se ne conoscono le motivazioni ma si presume

che nei primi anni da professionista avesse  pur preso in considerazione una sua partecipazione al

Tour, ma che avesse rimandato, in attesa di affrontarlo in età più matura. Per esempio, nel '35 o nel

 '36, che furono ottime annate, avrebbe potuto tentare l'avventura in Francia, invece non se ne fece nulla

e negli anni successivi forse aveva perso un po' le motivazioni e l'entusiasmo necessari per affrontare

una prova così impegnativa.

                      Ad eccezione del 1941, dove si tesserò per la “DEI”, una squadra di pistard, per tutto

l'arco della sua carriera professionistica corse nella  “BIANCHI”. E fu proprio la Bianchi che, dopo

la conquista del Record dell'ora, gli offrì lo sconto sull'acquisto di un'auto, perchè allora la “Bianchi”

costruiva anche automobili. “Gepin” Olmo era un vero gentleman e quell'auto così elegante gli calzava

 a pennello.

                     Ma Giuseppe Olmo era un uomo schivo, di poche parole, molto misurato nelle sue manifestazioni e non si scomponeva nemmeno dopo le vittorie più esaltanti. 

                      E di vittorie, Olmo ne ha ottenuto un buon numero, 39 in tutto ( da professionista ),

delle quali, 20 tappe al Giro d'Italia ( qui abbiamo già accennato ), un Campionato italiano, un Giro

 della provincia di Milano, un Giro dell'Emilia, un Giro della Campania, una Torino - Ceriale,

tre corse a cronometro ecc. E tantissime sono state le vittorie su pista. Tra le tante vittorie c'è anche

un Campionato italiano di mezzo fondo : lo vinse battendo un inossidabile Learco Guerra nella finale

al Vigorelli. Si era nel 1940, quando ormai da tempo praticamente, su strada, non correva quasi più.

Quella fu l'ultima vittoria della sua carriera.

 

 

                   

                 LO STABILIMENTO “ OLMO “

 

                         

                  Il fratello Michele raccontava che “ Gepin “ nel 1929 gli costruì la sua prima bicicletta 

da corsa. La costruì nell'officina del fabbro che era vicino alla merceria dei genitori : mise insieme

dei tubi, li saldò, li limò e li pitturò. Dove avesse imparato a costruire telai, non si sa. Va bene che era

molto intelligente e aveva il pallino della bicicletta, ma per mettere insieme un telaio occorre molta

esperienza............  

                  Nel 1939 lo stabilimento di Celle Ligure è ormai pronto per iniziare la produzione delle

biciclette.

                  Dall'inaugurazione dello stabilimento ad oggi  sono ormai trascorsi più di settant'anni,

ma la Ditta “Olmo” ha sempre saputo aggiornarsi e continua ad essere un'azienda solida.

                          

  

                    Dallo stabilimento “Olmo” sono uscite e continuano ad uscire migliaia di biciclette. Specialmente in Liguria, incontrare cicloamatori in sella a biciclette “Olmo” è all'ordine del giorno;

a pensare che i cicloamatori sono normalmente tra la clientela più esigente !

                     Giuseppe Olmo era nato  nel 1911 ed è mancato il 5 marzo 1992 :aveva sempre guidato

magistralmente l'azienda e le sue intuizioni si sono sempre rilevate azzeccate.

                      Oltre allo stabilimento la Ditta “Olmo” ha tre negozi : uno a Celle, a fianco dello

stabilimento, uno a Genova nella zona della Foce e uno a Milano.

                        Naturalmente la Ditta “Olmo” non vende biciclette soltanto in Italia, ma esporta in

tutti i paesi della CEE, per quanto riguarda l'Europa, ma anche in Libia, Libano, Stati Uniti, Canada

e altri ancora,  perchè i costruttori italiani sono molto apprezzati anche oltre confine.

                         Dalla fine degli anni  '40 fino al '57 lo stabilimento ha prodotto anche ciclomotori.

                        Non soltanto Giuseppe Olmo ha saputo guidare saggiamente e ampliare l'azienda, ma anche i suoi eredi hanno avuto cura del patrimonio di famiglia. Già da diversi anni ala guida dell'Azienda c'è un nipote di Giuseppe Olmo, il Dottor Paolo, figlio del fratello Michele, degno successore dello zio.

 

 

 

 

                    LE SQUADRE

 

 

                          

                        Dopo aver passato in rassegna la carriera sportiva di Giuseppe Olmo corridore e la fabbrica di biciclette da lui fondata, non possiamo lasciare nel dimenticatoio le due squadre “Olmo”, che furono varate appena finita la guerra, nel '46 e nel '47 e che partecipavano al Giro d'Italia e a tutte le corse del calendario nazionale. Non abbiamo notizie di come fosse nata a Giuseppe Olmo  l'idea di formare una squadra di professionisti, ma lo scopo non poteva essere altro se non quello di pubblicizzare le proprie biciclette : allora la bicicletta, oltre che per lo sport, serviva come comune mezzo di trasporto, per andare al lavoro, a fare la spesa, ecc... ecc..

                          Molti anni dopo, nel 1978 e nel 1979 la “Olmo” affiancò la Zonca – Santini: nel           '78 riportò con Gavazzi la vittoria nel campionato italiano.

                          Nel '80 e nel '81 troviamo la Magniflex  - Olmo, ancora con Gavazzi corridore di maggior spicco e Cribiori come Direttore spostivo.

                           Poi c'è stata per un anno la Gis – Olmo e dopo la “Olmo” ha fornito per tre anni le

biciclette all' “ALFA-LUM”.

                           Dopo una pausa di sette – otto anni, troviamo nel '98, '99 e 2000 la “Olmo” a fianco della VITALICIO-SEGURO e questa volta il bottino delle vittorie fu veramente ragguardevole: 3 Campionati di Spagna, tappe al Giro e alla Vuelta, ma la vittoria più importante riuscì ad ottenerla Oscar Freire vincendo il Campionato Mondiale.

                            Nel 2001 fornisce le biciclette alla CANTINA TOLLO e vince con Di Luca una tappa alla Tirreno-Adriatico e, sempre con Di Luca, infila una perla preziosa come il Giro di Lombardia.

                             Dopo un'altra pausa, è stata a fianco di Bordonali con la CAGE-TENAX, anche se questa era una squadra di secondo piano.

                             Per quanto riguarda il futuro, non è detto che la “OLMO” non debba ritornare in grande stile sulla scena internazionale. Noi glielo auguriamo, come le auguriamo che con le sue biciclette possa ancora tagliare vittoriosa tanti traguardi importanti.

                             Sappiamo benissimo che ai giorni nostri, dati i costi elevatissimi, non sarebbe più possibile formare una squadra “OLMO”, solo “OLMO”, ma noi che siamo degli inguaribili romantici, guardiamo con un pizzico di nostalgia alle due squadre “OLMO”  dell'immediato

 

dopoguerra, quella del '46 e quella del '47, dove accanto alla scritta “OLMO”, non cerano altri nomi di sponsor extra-ciclistici che potessero mettere un po' in secondo piano il nome di una gloriosa marca di biciclette.

                            La squadra OLMO richiama alla mente tanti bei ricordi lontani, corridori come Vincenzo Rossello e Fermo Camellini, che era stato qualche giorno maglia rosa, eroi di un ciclismo che non esiste più, ma sopratutto la grande figura del campione “Gepin” Olmo, uomo non facile agli entusiasmi, ma altamente positivo e lungimirante.

 

 

 
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