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ENZO COPPINI a cura della redazione

Trieste tricolore per il pratese Coppini

 Venuto su da una tipica famiglia contadina del tempo ( quattro figli, due maschi e due femmine) arrivato alla terza elementare Enzo inizia a lavorare come garzone prima tipografo, poi tessitore, infine imbianchino prima di avere una bici vera, una Gestri regalatagli dal babbo.

La prima corsa la disputa a 16 anni con i colori della A.C. Pratese 1927 nella categoria degli aspiranti (si classifica 18°) e quando giunge il fatale 1940, l’anno dell’entrata in guerra dell’Italia, Coppini può vantare un invidiabile palmarès con 22 vittorie tra cui il campionato toscano aspiranti.

  Poi parte militare nel sesto reggimento dei bersaglieri, prima in Sicilia poi in Jugoslavia ed infine è spedito in Russia.

Coppini sopravvive miracolosamente ad una spaventosa ritirata, una marcia di 400 in 20 giorni a piedi, ed infine tornato a casa, in un’Italia ridotta in pezzi, tutta macerie e polvere ritrova i fratelli Maggini, ritrova il mondo delle corse.E’ tempo di corse promiscue, di gare che assemblano prof. e dilettanti, e Coppini lascia il segno vincendo la Coppa Gambi, disputata a Forlì il 30.4.44 ( secondo arrivato il seanese Sergio Maggini) e la Targa Burci che vede il pratese assicurarsi il primo posto ( secondo Freido Pasquetti) a San Quirico il 28/5/44. A completare il quadro dei risultati conseguiti da Coppini alcuni piazzamenti: Enzo infatti è secondo il 18 maggio nella Coppa Città di Abbiategrasso, mentre si classifica terzo l’11 aprile nel circuito dell’Indiano ( Firenze) dove primo arrivato è Freido Pasquetti e secondo l’amico Sergio Maggini.

                                    LA BELLA CAROLINA

Nel 1944 i corridori avevano spontaneamente creato una sorta di sindacato dei ciclisti ed a bordo di una vecchia auto riadattata a camionetta, che Leoni, Bartali e gli altri chiamavano affettuosamente  “Carolina”, potevano trovare posto una diecina di ciclisti con valigie e biciclette peregrinando nell’Italia del Centro Sud e organizzando riunioni di ciclismo quando capitava e dove era possibile. Quando nell’aprile del ’45 la Linea Gotica si frantuma e gli Alleati avanzano verso il Nord Coppini e i fratelli Maggini si uniscono agli altri ( Bartali, Coppi e Leoni in testa) e finalmente… si corre sul serio!  In quel primo vagito di vita del ciclismo e in tutte le corse successive Coppini, che si è tesserato per la storica A.C. Pratese 1927, esprime al meglio le sue qualità vincendo 3 belle gare :

-         il 23/7 il GP Cottolengo (2° Molinari – 3° Malabrocca, che diverrà famoso al giro per la “maglia nera”);

-         il 12/8/45 a Borgo San Lorenzo ( 1° Coppini; 2° Ramacciotti L.(US Azzimi Milano); 3° Innocenti O.(Virtus Lucca) ; 4° Martini Alfredo,  proprio lui, il mitico CT della Nazionale Azzurra!);

-         il 22/8 il Circuito di Felino (2° Esposito  - 3° Marenghi);

E’ un vero peccato che Enzo manchi d’un soffio la grande vittoria nella Milano-Torino  ’45 dove  primo è Ortelli e Coppini arriva secondo, mentre alle loro spalle Coppi… si piazza al quinto posto!  Bisogna rilevare che Coppini in questo scorcio di stagione è aggregato alla squadra della Benotto, per cui  il corridore pratese è tenuto, per ordini di scuderia, a difendere l’azione del  capitano Vito Ortelli mentre è lanciato verso la vittoria.  Coppini si trova insomma una di quelle situazioni, non infrequenti nel ciclismo del tempo, per cui non sa decidersi se un mezzo bicchiere debba essere considerato mezzo vuoto ( secondo posto)  o mezzo pieno (vittoria del capitano).Quel che conta, ala fine, è che i Benotto sono contenti dei risultati di Enzo, che con loro si sente trattato come un figlio.Anche la stampa sportiva saluta con favore gli exploits di  Enzo, tanto da dedicargli un bell’articolo incentrato sui risultati della stagione 1945 e le prospettive del 1946. Scrive in proposito il cronista, su la Nuova Stampa, Notizie di sport:

“ Atleti del ciclismo pratese  :       ENZO COPPINI

Il ciclismo, il glorioso sport pioniere di tutto lo sport italiano, rivive nella nostra città i suoi giorni migliori; il vessillo rosso-bleu (i colori societari della AC Pratese, ndr) è affidato ad atleti nel pieno rigoglio della loro carriera, a giovani che sono già qualcosa in più di semplici speranze. Nel numero scorso parlavamo delle gesta brillanti dell’atleta concittadino Aldo Bini; oggi la cronaca sportiva deve occuparsi di Enzo Coppini, un altro forte corridore della A.C. Pratese, vivaio inesauribile di campioni ciclisti. Enzo Coppini nelle ultime gare disputate si è particolarmente messo in luce per un seguito di probanti vittorie…………………………. Vincitore il 29/7 di una corsa a Brescia partecipava la domenica successiva alla Milano-Torino, la vecchia corsa torinese che annovera nel suo libro d’oro i nomi dei più forti campioni del pedale e si piazzava al secondo posto…. E infine il 9 agosto riportava un nuovo successo a Borgo San Lorenzo, confermando la sua classe indiscussa. Questo è l’atleta che si presenta alle prossime competizioni come attore di prim’ordine. Enzo Coppini fa parte di quegli atleti che si sogliono definire speranze: non può esservi dubbio, saprà dare delle grandi soddisfazioni e farà iscrivere definitivamente il suo nome tra i grandi del ciclismo italiano.”

                IL GIRO DELLA RINASCITA..E DI TRIESTE (TRICOLORE)

Con il ’46 si respira da subito un’aria nuova, una febbrile voglia di ripartire, una speranza ed un ottimismo condivisi da tutto un popolo. A questa frenesia di rimettersi in piedi contribuì indubbiamente anche il Giro d’Italia. Il Giro del ’46 fu disputato dopo sei anni di sosta forzata a causa delle vicende belliche. Dice Alfredo Martini in proposito: “ Il Giro della Rinascita era qualcosa che la gente sentiva molto. Il correrlo fu un fatto positivo …..La gente capiva che si doveva ricominciare da capo, rimboccarsi le maniche…………Le ferrovie erano disastrate, come i ponti, c’erano macerie dappertutto, la vita era difficile. Il Giro era la speranza del domani, oltre che un momento di svago e di divertimento….”

Il 2 giugno si era intanto tenuto il Referendum per scegliere tra monarchia e repubblica e aveva vinto la repubblica con un margine di voti abbastanza contenuto. Sbrigata la pratica istituzionale ora si poteva pensare allo sport, al ciclismo, al Giro d’Italia la cui partenza era stata fissata il 15 giugno dopo aver deciso che si “doveva” andare a Trieste nonostante gli avvertimenti alla cautela ed alla prudenza del comando interalleato,  diretto responsabile della sicurezza nel territorio interessato, la Zona A.

Sono sette, in questo Giro, i corridori pratesi che vi prendono parte: Bini Aldo (Legnano), Fazio Mario e Corrieri Giovanni (Viscontea) Maggini Sergio (Benotto), Bresci Giulio e Logli Nedo (Welter) e appunto Enzo Coppini che milita nel “Fronte della Gioventù-Dulux” avendo per compagni di squadra Giacometti,Ballarino, Locatelli ed il pistoiese Serafino Biagioni. Nessuno pensi che ciò rappresenti un’eccezione visto che i pratesi al Giro d’Italia erano in quegli anni una vera e propria moltitudine: 9 nel 1947, sette nel 1948, addirittura 10 nel 1949, ed ancora 9 nel 1950 ! Inevitabile il declino: nel ’55 solo 2 ( Magni e Corrieri),  nel ’56 solo Magni Fiorenzo e nel ’57 infine, complice il ritiro di Magni e Corrieri, il vuoto assoluto: zero pratesi!

Tornando al 1946 il 30 giugno la partenza della 14° tappa, la Rovigo-Trieste, viene data alle 6,25 con una classifica generale che vede  Ortelli primo in classifica, secondo Bartali a 1’24”, terzo Crippa a 2’14” e quarto Coppi a 5’32”. Quest’anno il Giro assegna , oltre la maglia rosa che spetta al primo in graduatoria, anche la maglia bianca, che viene indossata dal primo degli atleti iscritti ai “GRUPPI”. Nelle prime tappe è stato Coppini la prima maglia bianca, passata poi sulle spalle di Crippa, che corre per il gruppo aziendale Campari associato all’Enal. Salvatore Crippa , un trentaduenne lombardo di Lissone che ha alle spalle buoni trascorsi nel Giro d’Italia( una vittoria di tappa nel ’38, un 6° posto in classifica finale nel ’39) darà vita con Coppini ad una bella lotta per la maglia bianca che alla fine vedrà prevalere il lombardo, autore di una prova gagliarda premiata a Milano dal 4° posto finale alle spalle dei tre grandi Bartali, Coppi e Ortelli, mentre Coppini chiuderà questo Giro (il migliore dei quattro da lui disputati) all’11° posto. 

Per di più Coppini ha la soddisfazione di portare la propria squadra al primo posto della  Categoria Gruppi, e di sicuro il pratese non si dispiace sia l’amica  Benotto a vincere la graduatoria finale per squadre. Eppure ad inorgoglire Enzo più dei buoni risultati conseguiti sul campo di gara è  il traguardo di Trieste, con tutto quello che avvenne prima e dopo.Partita da Rovigo, come abbiamo già visto, alle 6,25 il gruppo entra nella Zona A, quella sotto il controllo alleato, alle 12,30 quando all’entrata di Peris scatta l’agguato al Giro d’Italia !  L’allora maglia rosa Vito Ortelli ricorda in proposito: “Da un campo di granturco vedemmo sbucare alcuni ragazzetti che cominciarono a tirare sassi contro noi e le macchine. Io ero nelle prime posizioni, fui colpito alla testa ed al braccio sinistro.” Anche Volpi è stato colpito a un fianco, Spinozzi ad un ginocchio e la ferita lo costringerà tre giorni dopo al ritiro. Poi si leva un grido: “Hanno ammazzato Marangoni”. In realtà il corridore bergamasco è stato colpito in piena fronte ed è caduto in una pozza di sangue. Mentre si prestano i primi soccorsi a Marangoni si sentono i primi spari. La cronaca della “Gazzetta” registra che sono stati gli agenti di Polizia a sparare al fine di mettere in fuga gli sconsiderati. L’Agenzia delle Nazioni Unite invece diramerà alle 16,45 questo comunicato: “Mentre gli agenti si accingevano a disperdere una piccola folla all’angolo della strada, si è sparato contro di loro. Successivamente alcune persone nascoste tra i cespugli aprivano il fuoco contro la polizia dall’altra parte della strada. La Polizia ha risposto al fuoco  e sia la folla che gli assalitori sono stati dispersi”. Ai primi colpi comunque qualcuno ha lanciato l’ordine: “Tutti a terra!”. Ricorda Ortelli: Lasciammo cadere le biciclette e ci sdraiammo sull’asfalto. Io mi ritrovai sotto una macchina con Zambrini, il capo della Bianchi”. Bartali si nascose invece sotto una Millecento, Coppi dietro un bidone di pece, mentre Alfredo Martini ricorda” con il povero Bini ci mettemmo al riparo in fondo a un fosso”. Coppini, che in vita sua ha sempre idolatrato i due superassi Coppi e Bartali in questa circostanza li prende bonariamente in giro (Gli angeli di Coppi- di Marco Pastonesi –pag. 79):”Si vede che non avete fatto la guerra”. Prosegue Coppini, ricordando gli avvenimenti: “Bartali e Coppi si misero in salvo, io ed altri sedici salimmo su un camion militare, sdraiati pancia a terra per evitare le pallottole, ci lasciarono alla periferia di Trieste, proseguimmo in fila indiana con Cottur in testa. Alla fine i tifosi ci presero per le gambe, ci issarono sulle loro spalle, ci portarono in trionfo”. L’ordine di arrivo di questa memorabile tappa vede al 1° posto il triestino Giordano Cottur , 2° Toni Bevilacqua 3° Lino Menon, e non sorprende che i primi tre arrivati indossino la casacca della Wilier Triestina ! Coppini, per la cronaca, si classifica al 10° posto.

A chiudere in bellezza questa vicenda dal chiaro sapore patriottico ci pensano le autorità cittadine con un fastoso e festoso ricevimento offerto il 1° luglio nella Sala del Consiglio Municipale di Trieste ai 17 corridori arrivati in città! In questi tempi di celebrazione dell’Unità d’Italia vale la pena di ricordarli ancora una volta:

Cottur, Feruglio, Piccolroaz, Bevilacqua e Menon della Wilier Triestina; Fazio della Viscontea; Sala, Amadori, Crippa e Marabelli dell’Enal-Campari; Malabrocca, Ausenda e Pasquini del Milan-Gazzetta; Moscardini della Azzini-Freno Universal; Coppini e Giacometti del Fronte della Gioventù-Dulux; Generati del Centro Sportivo Italiano.

Sulla “Gazzetta” del giorno dopo il grande giornalista Bruno Roghi si esalta su toni di lirismo patriottico:” I giardini di Trieste non hanno più fiori. Le campane di Trieste non hanno più suoni. Le bandiere di Trieste non hanno più palpiti. Le labbra di Trieste non hanno più baci. I fiori, i palpiti, i suoni, i baci, sono stati tutti donati al Giro d’Italia”.

                                    UNA GRANDE STAGIONE: 1946

Per Coppini questa è una stagione ricca di soddisfazioni per le numerose vittorie riportate (6):

1) Campionato Toscano Indipendenti; 2) Coppa Ballerini a Campi Bisenzio (secondo Paulieri, terzo il famoso Sacchi Enzo); 3) Coppa Caduti di Montemurlo ( secondo Giovanni Corrieri, terzo Mario Fazio); 4) La Spezia Viareggio – Coppa delle Quattro Provincie ( secondo Quirico Bernacchi, terzo Cortesia A.; 5) Lastra a Signa ( secondo G. Cariulo, terzo il conterraneo Enzo Bellini; 6) Coppa Biagi a Greve ( secondo Alfredo Martini, terzo Mazzoni A.).

Non mancano naturalmente anche le piazze d’onore, come il secondo posto di Coppini alle spalle di Aldo Bini conseguito il 10/3 a Larciano, ancora una seconda piazza per Enzo dietro Giovanni Corrieri nella Coppa Magazzini Toledo il 9 giugno, ed infine il secondo posto conseguito dal pratese il 19 maggio ancora alle spalle di Corrieri nella Coppa Aurora di Firenze che stavolta però ha il dolce sapore della vittoria per Coppini visto che con i punti conseguiti Enzo si assicura la vittoria nel Campionato Toscano degli Indipendenti !!

Forte di questi risultati Enzo viene corteggiato dalle Case Ciclistiche e ricorda divertito ( Angeli del Coppi – ibidem)”Mi venne a cercare Pavesi, per farmi andare alla Legnano, ma io ero innamorato della Benotto. Mi sentivo un po’ il pupillo dell’ingegnere Giacinto Benotto, e allora si guardava più al cuore che al portafoglio”.

                                 1947 – Una stagione interlocutoria

Il garbato diniego alle avances dell’avocatt Pavesi lascia Coppini in una situazione delicata quando la Benotto rafforza il proprio organico infoltendo i propri ranghi con Covolo, Luciano Maggini, Biagioni e Ausenda. Enzo infine conclude con la Cozzi-Silger che ha già ingaggiato come capitano il senese Primo Volpi e come aiutanti il  velocista fiorentino Sergio Pagliazzi, il montecatinese Fondi Gino, il larcianese Monti Mauro, l’esperto Landi Aimone di Barbarino Mugello e il promettente aretino Roggi Alberto. Nelle intenzioni dei dirigenti questa squadra avrebbe dovuto correre con spirito garibaldino e piglio alla toscana, ma nella realtà la squadra non lascia tracce significative negli annali del ciclismo. In questo clima così ammosciato ( al Giro d’Italia la squadra non riuscì a portare a Milano nemmeno un corridore) Coppini riuscì a mettersi in bella evidenza sulle strade amiche del Giro di Toscana che il 4 maggio vede il ciclismo toscano calare all’arrivo posto nel Velodromo delle Cascine una cinquina sensazionale: 1° Bruno Pasquini; 2° Nedo Logli; 3° Alfredo Martini 4° Sergio Pagliazzi 5° Enzo Coppini !! 

Insomma una boccata d’aria che ci voleva per sollevare il morale di Coppini, che infine conclude l’ingaggio con la Bottecchia per il 1948.

                               Un’annata fortunata per i toscani

Coppini corre la Milano-Sanremo da “isolato” concludendo la gara con un anonimo 31° posto, e poiché la Bottecchia non è invitata al Giro è costretto a saltare la prediletta corsa rosa. In compenso però è chiamato dai Selezionatori azzurri a far parte della squadra nazionale dei cadetti che prende parte al Tour de France avendo per capitano il faentino Aldo Ronconi. Il campione romagnolo è stato palesemente danneggiato l’anno precedente al Tour e prende il via della Grand Boucle di quest’anno animato da fieri propositi di rivincita. Quando Ronconi finirà per ritirarsi tutta la squadra dei cadetti, Coppini compreso, si vota alla causa di Bartali, autore di un trionfo tanto eclatante da riverberare su tutti i corridori  notorietà e….soldi, visto il sontuoso monte premi messo a disposizione della squadra. Ricordiamone i nomi:

- Capitano Ronconi; Conte, Coppini, Seghezzi, Salimbeni, Vittorio Magni,Mario Fazio, Lambertini, Sforacchi, Drei. Nel corso della stagione il pratese riesce a mettersi in luce anche in classiche di buon livello, riuscendo 5° nella Milano-San Pellegrino e 9° nella Coppa Placci, mentre è 19° nel Giro di Lombardia, 34° nel Giro di Toscana ed infine 18° nella corsa di casa, il G.P. di Prato vinto dal concittadino Giulio Bresci. Tirando le somme di quest’annata tanto gloriosa per la toscana che pedala, anche Coppini insomma non può lamentarsi e ne ha la prova quando la Casa Bottecchia gli rinnova l’ingaggio, un’attenzione che il corridore pratese gradisce più che mai ora che sta allestendo il negozio di bici in Piazza Ciardi.

Coppini trova alla Bottecchia  un team che ha per capitano  Mario Fazio ( siciliano di nascita, poi pratese di adozione) e come compagni di squadra Lugatti, il massarellese Magni Vittorio, Brasola, Selvatico e Fazio Jr.( Alfio) con cui disputerà il Giro d’Italia che prenderà il via in Sicilia con la Palermo-Catania. E’ un Giro d’Italia che nella fase iniziale regala momenti di autentica gloria al “paesano nostro”, il catanese Mario Fazio, vincitore della tappa d’avvio e titolare della maglia rosa per tre giornate (alla prima, settima e ottava tappa), per cui tutta la squadra, Coppini compreso, si spende al completo per difendere il capitano ( ed il posto in classifica) dagli attacchi degli avversari.

                                     L’ira funesta di Coppini

Purtroppo Fazio nelle fasi finali del Giro pagherà pesantemente gli sforzi sostenuti in precedenza (sarà 11° a Milano nella classifica finale) ed in proposito Coppini ha più volte ricordato divertito l’aneddoto che lo ha visto protagonista nella tappa conclusiva Torino-Milano: “La squadra ancora una volta era tutta stretta intorno a Fazio, che ciondolava di qua e di là costringendoci ad una fatica improba per tenere le ruote. Ad un tratto nel gruppo ci sono improvvisi sussulti di cui non riesco a spiegarmi i motivi; faccio perciò una trenata per agganciarmi e vedo…uno della mia squadra che sta tirando. Non ci vedo più dalla rabbia e sbotto in un urlo, seguito lo ammetto, da un moccolo. Nei paraggi si aggira però Gino Bartali che, tornata la calma, vuole sapere il perché di quel trambusto e soprattutto, lui così pio e cristiano, di quella bestemmia che mi è sfuggita .A Gino, autentico fuoriclasse di cui mi onoro di essere amico, non nascondo niente e racconto tutto”. La conclusione la detta il fiorentino: “ Va bene rimproverare il compagno, ma il moccolo no!”. Il nume ha parlato, Coppini non replica e pensa a concludere il Giro, che chiude da buon gregario al 46° posto della graduatoria finale.

                                      LA CAMPAGNA D’ALGERI

Ancora in questo 1949 Enzo si iscrive al Giro d’Algeria ( 19 tappe e 3.200 km, con corridori belgi, francesi ecc… oltrechè, s’intende, locali)  e Coppini sbarcando ad Algeri ha la sorpresa di trovare una gran folla che lo applaude e grida il suo nome. A terra tanti manifesti, sparsi ovunque. C’era scritto: W COPPI…..ni.  Gli organizzatori avevano giocato sul nome, anzi sul cognome contando sul fatto che nel ’43 il famoso asso del ciclismo Coppi era stato prigioniero da quelle parti. Coppini, che ha la soddisfazione di ritrovare in corsa il romagnolo Nello Sforacchi (coequipier nella nazionale cadetti al Tour ’48) si mette in bella evidenza  in questo Giro d’Algeria sfiorando la vittoria in parecchie occasioni e giungendo infine quarto in classifica generale. Qualche giorno per riposare e Coppini partecipa al Gran Prix International de Mostaganem dove finalmente dopo tre anni di digiuno Enzo riassapora il gusto della vittoria regolando in volata l’idolo di casa Kebaili.

                                   “ Il Morino” di Prato

Sospinto dai buoni risultati Coppini si è riaffacciato sul palcoscenico ciclistico e naturalmente la stampa non si fa scappare la ghiotta opportunità. Scrive in proposito la Nuova Stampa – notizie di sport:  “Coppini Enzo – E’ un toscano sempre allegro, noto per il suo temperamento bizzarro che lo fa paragonare un po’ a Bizzi cui assomiglia per la carnagione scura. E’ nato a Prato il  18 aprile 1920 e funziona come ottimo gregario. Non tende al grande successo, ma dimostra sempre di saper arrivare. A volte il suo stile è sintomo di classe, eccellente.”

Ce n’è a sufficienza per consentire a Coppini di guardarsi interno e valutare proposte e promesse che puntualmente vengono a bussare alla sua porta. Infine Coppini viene ingaggiato dalla ARBOS, una Casa che si è fatto una solida reputazione  nel ciclismo professionistico partecipando ininterrottamente alla corsa rosa dal 1947.

                                       1950 – L’anno santo

Nell’anno in cui compie trent’anni Coppini approda dunque alla Arbos che schiera questa compagine: Capit. lo svizzero Fritz Schaer; Renzo Zanazzi; Pontisso; Isotti; Castellucci; Pagliazzi; Coppini; Roggi; Mario Zanazzi; Nannini; Tosi.

Iniziata la stagione con la  Milano-Sanremo, portata a termine nella pancia del gruppo, Coppini si allinea per la quarta volta alla partenza del Giro d’Italia con il dichiarato obbiettivo di aiutare  Schaer ,conosciuto come “ il terzo uomo del ciclismo svizzero”, che disputando un Giro d’Italia brillante ( una vittoria di tappa e possesso della maglia rosa per cinque giornate) ma discontinuo  lo vede chiudere la corsa a Milano soltanto 11° in classifica.

Quanto a Coppini, che nel resto della stagione non ottiene altri risultati apprezzabili, nella stagione successiva  correrà da “individuale”, cioè senza l’ingaggio di una squadra professionistica.

                                       IL Canto del Cigno

Coppini si tessera per la “Guerra” di cui è D.S. Learco Guerra, che ha un rapporto filiale con il pratese anche per le affinità caratteriali che li accomunano. Si instaurerà così un sodalizio umano destinato a durare per la vita senza per questo che sorgano equivoci o malintesi quando Learco non convoca Coppini al Giro d’Italia.Coppini si iscrive allora alle competizioni minori, allora molto numerose, mettendosi in evidenza nella Coppa Arno con l’ 8° posto. Prima di chiudere la carriera e attaccare la bici al chiodo, però, Enzo si è proposto di centrare un ultimo traguardo, il lancio propagandistico del negozio di bici che aveva aperto in piazza Ciardi e si rivolge a Coppi, che in quei giorni era ospitato a Montemurlo da Aldo Bini. Coppini ha sempre ricordato con emozione questo episodio: “ Metti fuori il cartello che alle diciassette arriva il campione” mi disse. Sembrava una battuta. Ma era un uomo di parola. Misi fuori il cartello con una sua foto e Fausto arrivò puntualmente accompagnato da Bini. Fu un trionfo, la piazza era tutta gremita da una folla incredibile. Ero così contento che lo baciai davanti a tutti”.Coppi e Coppi..ni avevano vinto ex-aequo !

 

 
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