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VALENTINO GASPARELLA di F.Mangano

Le stagioni color arcobaleno

di Valentino Gasparella

 

 

Cominciò nel ‘52 la storia, anzi la leggenda ciclistica, di Valentino Gasparella, classe 1935, veneto di Isola Vicentina. Cominciò come spesso succede: due amici già corridori lo invitarono ad uscire in allenamento con loro. Lui li seguì  con la sua bicicletta modello femminile, senza  la canna ma sopratutto senza il cambio.

 

  Aveva gambe di acciaio Valentino, pigiava forte sui pedali e incredibilmente sulle salite in mezzo ai vigneti dei dolci colli Euganei  staccò di ruota quei suoi increduli compagni, che pure qualche corsetta già l’avevano vinta. Si sparse in fretta la voce di quel ragazzotto dai bicipiti d’acciaio che andava forte e la Lanerossi di Schio fu la società che, trovatagli una “palmerina” usata,  lo convinse per prima a vestire una maglia da corridore e a debuttare in corsa verso fine stagione. Andò subito bene Valentino, era veloce, molto veloce ma anche in salita si faceva rispettare. Nel 1953 vinse la prima gara, colse numerosi piazzamenti  e si convinse ad insistere in questo sport per cui sembrava proprio tagliato. Nella primavera del ‘54 infilò ben quattro vittorie a seguire su strada e, visto il suo scatto, i tecnici lo portarono  ad “assaggiare” la pista in asfalto del “Mercante” di Bassano, su cui mostrò di trovarsi subito a meraviglia. Seppur ancora “acerbo”, al campionato veneto della velocità stupì gli esperti finendo secondo dietro Calzolato, dopo aver però superato Chiesa, corridore importante e da tempo nel giro azzurro. Una calda serata del ‘55, al velodromo di  Ferrara, l’occhio esperto di  Guido Costa notò quel ragazzo veneto dal mento pronunciato e dai bicipiti esplosivi che sprizzavano potenza . Il buon Guido, vecchia volpe,  intuì  al volo tutto il suo talento e lo volle  con se al colleggiale di Dalmine, dove si preparavono gli azzurri probabili olimpici. Valentino, ragazzo intelligente,  fece tesoro dei consigli di Costa e le volate con gente come Pesenti, Ogna, Pinarello gli dettero la consapevolezza di essere in piena crescita e che il suo sogno di approdare al grande ciclismo era era ormai lì a portata di mano. Nei giorni di ferragosto al Parco dei Principi di Parigi incantò la raffinata platea  vincendo tutte e cinque le sfide del triangolare Francia, Italia e Inghilterra di velocità. Il 29 Agosto, alla vigilia dei mondiali al Vigorelli, in cui era stato portato come riserva, stabilì il record del mondo dilettanti sui 500 mt lanciati in 29”80 alla media di km 60,402!!! Era nata una stella! Un campiocino capace di di essere competitivo sia nella velocità  che nell’inseguimento  in cui spesso si cimentava con successo.

 

CAMPIONE OLIMPICO - 1956, l’agressione Sovietica all’Ungheria  fece  traballare non poco la già precaria pace mondiale. A fine Novembre, per la prima volta nell’emisfero sud, nella lontanissima Melbourne lo sport provò a riportare serenità ritrovandosi per la XVI Olimpiade. Gasparella venne portato in Australia come riserva del quatetto dell’ inseguimento formato da Gandini, Pizzali, Domenicali e Faggin. Il destino volle però che nelle qualificazioni contro il Sud Africa, durante un cambio, Pizzali fu vittima di  di una rovinosa caduta che gli causò la frattura della clavicola. Valentino si ritrovò così titolare in una formazione che superò in un fiato Cecoslovacchia e Inghilterra approdando alla finalissima per l’oro. Gli avversari erano i ”galletti” di Francia Vermentin, Locante, Bianchi e Grazyk. Il pronostico era  molto incerto, i nostri presero però subito la meglio e fu un trionfo. Gasparella corse più che alla grande e in un tripudio di bandiere tricolori i quattro ragazzi fasciati di azzurro commossero i tanti emigranti accorsi a tifare per loro. Il tempo,  4’37”4 nuovo record Olimpico!!!

BRONZO AI MONDIALI - Nel 1957, continuò inarrestabile la maturazione e crescita di Gasparella. Ai campionati Italiani sulla pista in cemento del pittoresco motovelodromo delle Cascine in Firenze fu secondo piegato solo in finale da Guglielmo Pesenti , figlio d’arte che in quegli anni era davvero gran velocista. Il risultato gli valse la maglia azzurra per il mondiale in programma in terra Belga, allo Stade Velodrome di Rocourt, periferia di Liegi.  Valentino corse con  l’autorità di un veterano, passò in un fiato le qualificazioni e nei quarti mise fuori un “osso duro” come l’australiano Ploog.  In semifinale  dovette  cedere al fenomeno francese Michel Rousseau  che vestirà i colori iridati piegando in finale Pesenti. Il nostro ragazzo salì poi sul terzo gradino del podio annichilendo in due manche il Sovietico Boris Romanov.

CAMPIONE DEL MONDO - Inizi di Settembre 1958, Parigi, nel maestoso Parco dei Principi sulla riva ”droit” della Senna si disputarono i mondiali della pista. Nella velocità dilettanti Costa schierò  Gasparella, Lombardi e il diciannovenne Sante Gaiardoni. Valentino era in grandi condizioni, stava bene ed era sicuro di se e dei suoi mezzi.  Nelle qualificazioni bruciò il nipponico Takahara stampando  un gran tempo. Nei quari di finali mise fuori  l’australiano Brown sorprendendolo in entrambe le manches partendo al suono della campana dell’ultimo giro. In semifinale si sbarazzò con bella sicurezza dell’altro “canguro” Coster, un tipo ostico che, con le sue “codate”, raccolse i fischi del competente pubblico parigino. In una finale tutta colorata di azzurro, Gasparella trovò quella che era stato la rivelazione del torneo : Sante Gaiardoni, un ragazzo che  saprà poi scrivere pagine importanti nella storia della velocità. Valentino fece valere la maggior esperienza e con due guizzi in rimonta indossò i colori dell’iride.

BIS IRIDATO - Il 1959 fu forse l’anno migliore di Valentino che nel pieno della maturità psicofisica visse una stagione da incorniciare. A luglio fu tricolore sul legno magico del Vigorelli piegando in finale l’emergente coetaneo Beghetto, un tipo a cui certo non faceva difetto la classe. Vinse i GP di Parigi e Copenaghen senza concedere una speranza ad avversari qualitativi. Logico che ai mondiali di Amsterdam fosse lui il grande favorito in un torneo di velocità comunque pieno di insidie e trabocchetti. Gasparella, passò le qualificazioni con irrisoria facilità, nei quarti di finale fece un sol boccone del danese Mclby che non era proprio l’ultimo arrivato. Nella prima prova di semifinale, forse per troppa superficialità si fece però beffare  da Leo Strckx che lo sorprese partendo alla campana. Nella seconda prova e nella “bella”ritrovata la giusta concentrazione, mise le cose posto e con due sprint impressionanti approdò all’atto conclusivo per l’assegnazione dell’iride. La finalissima come in un replay di quella del ’58, fu ancora con Sante Gaiardoni, la grande promessa che stava sbocciando. Valentino, più esperto, impose ancora la sua legge e il buon Sante pur difendendosi con orgoglio dovette arrendersi.  Al giro d’onore, l’applauso della gente di Amsterdam accomunò quei due azzurri figli di una  scuola leggendaria di cui ora è purtroppo rimasto solo il ricordo e tanti rimpianti.   

LIPSIA DA DIMENTICARE - Nel ‘60 una banale caduta sulla neve che gli causò la frattura di una caviglia, costrinse Valentino a ritardare l’inizio della preparazione di quell’annata importante che portava all’Olimpiade Romana. L’incidente venne superato relativamente in fretta, ma Gasparella stentò non poco a ritrovare la forma e sopratutto la giusta convinzionenei suoi mezzi. Ai mondiali che si tennero ai primi di agosto nella tedesca Lipsia, il veneto sembrò irriconoscibile, finì fuori dal torneo addirittura nelle qualificazioni per mano di un Carneade qualunque, un certo Zajac,  slavo di cui non si sentì più parlare nelle cronache della pista. L’avversario di sempre Gaiardoni divenne intanto iridato piegando in finale il belga Leo Sterckx.

BRONZO OLIMPICO A ROMA - Lo sconcertante risultato di Lipsia, lasciò inebetito il clan azzurro. Inutile negarlo, l’ incontenibile ascesa di Gaiardoni influì in modo negativo sul  fragile morale di un purosangue come Gasparella che si sentiva a torto o ragione messo un poco in disparte. Lavorò comunque con impegno  e si presentò al torneo Olimpico in discreta forma. Sulla pista del magnifico velodromo romano, si proprio quello che l’ incredibile incuria della gente ha lasciato crollare, superò senza affanni nei turni prelimonari lo spagnolo Erradonea e l’Irlandese Mc Key. Negli ottavi ,contro quella vecchia canaglia di Baensch successe di tutto e nonostante avesse vinto, la giuria lo declassò spedendolo ai recuperi. Facendo appello alla classe tornò in gioco e approdò alle semifinali  mettendo fuori dal torneo il transalpino Pellegrina. Nelle semifinali trovò Sterckx e dopo tre incertissime prove venne eliminato. Per lui “solo” un bronzo dal sapore amaro. Quelle calde, troppo calde serate romane se consegnarono al ciclismo un grande campione come Gaiardoni tolsero forse a Gasparella in modo definitivo la convinzione nei suoi mezzi che pure erano da fuoriclasse.

PROFESSIONISTA - Subito dopo  le Olimpiadi, Gasparella accettò la proposta della Bianchi e approdò al professionismo. Partì per  l’Australia dove rimase in tourne per quttro mesi  raccogliendo anche buone affermazioni. Proprio laggiù però capì di non essere più lo stesso di prima. Fino ad allora la bicicletta era stata la sua unica dimensione, quasi una ragione di vita. Ora nella sua testa  vi era dell’altro, la famiglia, il domani... Nel ‘61 corse pochissimo, in primavera era diventato padre di Stefano suo primo figlio e si rese conto che con quello che gli dava il ciclismo sarebbe stato duro garantigli un buon futuro.  Comunque nel 1962 in maglia gialla della Ignis, Valentino provò a ritrovare se stesso, tornò ad essere competitivo ed a vincere, facendo anche vittime illustri. I suoi bicipiti erano sempre esplosivi e la classe non lo aveva di certo abbandonato. Al GP di Parigi, dopo aver disputato un grande torneo, fu secondo dietro Maspes. Sembrò un campione ritrovato. Ai campionati nazionali di Milano giunse alle semifinali, ma l’ingiusta mancata convocazione per i mondiali del Vigorelli segnò praticamente la fine della sua carriera. Corse ancora per qualche stagione in maglia Temozeta e ancora Ignis. Corse in modo sempre più sporadico e sempre più anonimo. Trovò, anzi si può dire che inventò un lavoro nel campo dei distributori di caffè e bibite. Un lavoro che lo appagò dandogli benessere e facendogli ritrovare quella dimensione e quella serenità che il ciclismo ad un certo punto non seppe più dargli.

 

 

 
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